Il marxismo militante di Raniero Panzieri

luglio 8, 2014 § Lascia un commento

éCesare Pianciola, Il marxismo militante di Raniero Panzieri, Centro di Documentazione Editrice, Pistoia 2014 (“I quaderni dell’Italia antimoderata”, n. 3), pp. 88, € 10.

Di Raniero Panzieri (Roma, 1921-Torino 1964) – socialista di sinistra di formazione morandiana che all’inizio degli anni Sessanta dette vita a Torino all’esperienza originale e autonoma dei «Quaderni rossi» –Vittorio Foa ha scritto che «reintrodusse, in forma non scolastica o accademica ma militante, il marxismo teorico in Italia». Nei suoi scritti e nelle sue parole c’eraun Marx vivo, liberato da schemi dottrinari, riattualizzato per interpretare il capitalismo contemporaneo e trarne strumenti per le lotte sociali, in quel periodo di tumultuoso sviluppo, di grandi migrazioni interne e di passaggio dell’Italia alla maturità industriale, che fu chiamato “neocapitalismo”.

Il saggio di Pianciola – completato da una antologia di brani su Panzieri e sui «Quaderni rossi», da una postfazione di Attilio Mangano e da una bio-bibliografia a cura di Antonio Schina –  traccia un profilo delle principali alternative teoriche della sinistra tra gli anni Cinquanta e Sessanta (“gramscismo” e storicismo delle dirigenze del Pci,  rigorizzazione logico-metodologica perseguita da Della Volpe e dalla sua scuola, riscoperta delle opere giovanili di Lukács e di Korsch, innesti fenomenologici e francofortesi, ecc.), per collocarvi la genesi di un marxismo diverso, che fece di Marx un uso politico diretto che rifiutava le mediazioni istituzionali della sinistra tradizionale: il cosiddetto “operaismo”, che avrà declinazioni divergenti in Panzieri, in Mario Tronti, in Toni Negri.

In Panzieri troviamo: a) la critica della visione apologetica del progresso tecnico-scientifico diffusa nella tradizione marxista: le forze produttive non sono neutre ma  plasmate dai rapporti di produzione; b) la tesi che è il piano e non l’”anarchia” a caratterizzare  il capitalismo contemporaneo e che, inversamente, la pianificazione non è sufficiente a caratterizzare il socialismo; c) la convinzione che nelle lotte dei lavoratori si manifesti l’istanza di una democrazia non delegata, come potere diretto a partire dai luoghi di produzione. Ma forse l’aspetto più fecondo della sua ricerca è stato l’uso socialista dell’inchiesta operaia. Lo stesso Capitale di Marx gli appariva un grande abbozzo di sociologia delle classi. Riteneva il metodo dell’inchiesta indispensabile per «sfuggire ad ogni forma di visione mistica del movimento operaio».

 Riattualizzando Marx, Panzieri raccomandava di non ripetere, banalmente e scolasticamente, formule marxiane, che rischiano di avere «semplicemente un valore consolatorio». Ma oggi è auspicabile un uso più libero e critico della vasta e multiforme eredità marxiana, anche rispetto ai marxismi “eretici” del Novecento e al contributo di Raniero Panzieri. Marx – suggerisce Pianciola – continua ad essere un “classico” imprescindibile, ma non immediatamente trasferibile in un programma politico come apparve cinquant’anni fa.

(Scheda di presentazione del Centro di Documentazione Editrice Pistoia)

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