Diventare testimoni. Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola

luglio 7, 2014 § Lascia un commento

éRaffaele Mantegazza, Diventare testimoni. Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola, Edizioni Junio, Bergamo 2014, pp. 191, € 15,80.

stefano vitale

Educare alla testimonianza può significare educare ad una cittadinanza attiva sin dentro le pieghe più inappariscenti della scuola e della vita di ogni giorno.

Il libro apre una nuova collana che «intende proporre e stimolare un approccio educativo e pedagogico alle tematiche relative ai totalitarismi, alla Shoah, alla Resistenza, alla Costituzione, a una cittadinanza aperta e inclusiva, ai neofascismi e ai neonazismi, per l’attivazione di una pedagogia della resistenza contro ogni forma di dominio e di spersonalizzazione dell’uomo e della donna». La proposta scientifica è di carattere interdisciplinare, affiancando ai saperi pedagogici gli approcci storici, giuridici e sociologici e ogni altro contributo che le scienze dell’uomo possano fornire allo studio dei temi sopra elencati”. Così già dalla prima pagina si comprende con chiarezza la struttura e la natura di questo libro che Mantegazza, direttore della collana, ci propone.

Diventare testimoni non è solo il titolo del libro, è anche un programma culturale e sociale che “pedagogicamente” si intende sviluppare. Il punto di partenza è racchiuso in una domanda: “la celebrazione della Giornata della Memoria è semplicemente un obbligo da assolvere o una opportunità per comprendere ed elaborare criticamente il tema della Shoah?”. La domanda non è retorica come potrebbe apparire, perché l’autore si impegna nel libro a proporre proprio come fare per superare formalismi, retorica, persino la noia dei soliti stanchi riti che periodicamente puntellano il tempo scolastico. La Shoah è il fulcro di un potenziale enorme lavoro transdisciplinare e multidisciplinare che può impegnare allievi e docenti, dalla primaria al liceo, in una ricerca viva, appassionante che investe direttamente la loro vita quotidiana, non solo quella scolastica.

Riflettere sulla Shoah per comprendere la storia passata, il suo contesto, le sue ragioni e non ragioni, ma soprattutto per leggere con altri occhi il nostro presente. L’obiettivo è di farlo con un approccio laico, senza pregiudizi. La grande mole di piste di ricerca che il libro propone fa da contrappeso al rischio di apparire troppo “didattico” e prescrittivo. Mantegazza lo sa bene ed evita quindi di “dare lezioni”; sa bene che anche un grande sforzo educativo può, oggi come sempre, risolversi in un nulla di fatto. I giovani possono essere perfettamente impermeabili ad ogni messaggio di impegno, di lettura critica. Ma non per questo gli adulti devono rinunciare al loro ruolo. Il libro offre così una base epistemologica, individua delle strategie didattiche e propone dei temi da sviluppare in autonomia.

I temi e le riflessioni sono molteplici: si parte dalla memoria intesa come possibilità di raccogliere storie che ci riguardano; poi c’è la violenza  e la condizione delle vittime che ci tocca sempre da vicino; il razzismo che apre a ragionamenti complessi. Ma non basta: la Shoah puo’ condurre a riflettere sull’infanzia nei lager, su atteggiamenti come obbedire, ignorare e disobbedire; su concetti come giustizia e perdono; questioni come il neonazismo e il negazionismo; approcci quali il resistere e finalmente il testimoniare che è il nocciolo duro del libro. Diventare testimoni, quindi, non di un passato lontano, ma essere testimoni attivi prendendo in mano il testimone di una cultura che oggi, adesso, qui ed ora, costruisce le condizioni perché Auschwitz non si ripeta più. Non solo il macro disastro di un lager terribile, ma anche il micro disastro degli lager quotidiani.

Lo studio della storia, dice Mantegazza, non deve cambiare il passato, deve cambiare il presente. Ogni potere totalitario e mafioso non vuole testimoni, preferisce liquidarli, l’egoismo e l’omertà dovrebbero essere le norme sociali dominanti. Questo libro si oppone a questa deriva con una possibile “pedagogia della resistenza” che diventa non l’eccezione, ma la condizione ordinaria di una scuola, di una società nuova. Già, perchè educare alla testimonianza può significare educare ad una cittadinanza attiva sin dentro le pieghe più inappariscenti della scuola e della vita di ogni giorno. Non sarà questo libro a cambiare il mondo, la scuola, noi stessi, ma per gli insegnanti che abbiano a cuore il proprio mestiere qui c’è tanta materia su cui lavorare, a lungo e nel profondo.

 

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