Grammatica della fantasia musicale. Introduzione all’arte di inventare musiche

luglio 14, 2012 § Lascia un commento

stefano vitale

Mario Piatti, Enrico Strobino, Grammatica della fantasia musicale. Introduzione all’arte di inventare musiche, Franco Angeli, Milano 2011, pp. 256, € 27.  

Il libro può essere letto partendo dall’inizio oppure partendo dalla fine, fa lo stesso. Come in uno specchio, Gianni Rodari appare il riferimento, la scintilla teorico-pratica del libro che nel finale si trasforma in un progetto educativoeculturale che investe tutta la scuola ela nostra società, notoriamente un po’ sorda e “musicale” solo a parole. Già nel titolo la risonanza rodariana è evidente e lo diviene ancor più nello sviluppo del libro che si propone come un manuale aperto e creativo di proposteper fare e vivere la musica. La musica non è un mondo già-dato, è invece uno spazio emotivo e sociale da costruire ed al quale dare senso e significato. La musica è una materia viva della quale non ci si appropria mai, ma che propone sempre nuove domande e ricerche. Come diceva Ernst Bloch «la musica è la più giovane delle arti e come tale la più carica di utopia». Quella che suona alta in questo bel libro che ha il pregio di essere quello che deve essere: uno strumento competente per “fare musica” in classe coi ragazzi e le ragazze, alle elementari come alle medie ed al liceo ed anche oltre. Lo schema di lavoro è semplice, fecondo, attivo: si parte sempre da un “sasso nello stagno”. La musica la si capisce se ci si mette in gioco stando dentro alla musica, partendo da sé stessi e dal mondo reale. In un certo senso occorre rompere l’idea della musica come corpus statico (e mistico) che va trasmesso dall’alto delle conoscenze di un maestro. La musica invece è un’esperienza da condividere ed i ragazzi lo faranno più volentieri se saranno coinvolti attivamente. Apertura del pensiero, composizione empirica, forme elementari d’invenzione, sono i primi passi da compiere cercando il profondo legame tra musica e linguaggio e tra questi e la pratica multidiscipliare che coinvolge la grafica, la pittura, l’osservazione, il dialogo, la lettura di testi ed ovviamente l’ascolto di testi musicali sino alla loro produzione e presentazione. Non si resta passivi, bensì si parte all’avventura creativa per produrre musica da sé e con gli altri. Per questo si passa anche attraverso l’uso creativo delle nuove tecnologie senza dimenticare le culture popolari, superando le divisioni tra “musica alta e musica bassa”.. E’ un caleidoscopio di proposte operative concrete che l’insegnante si trova così tra le mani, proposte da seguire ma soprattutto da interpretare come ricette di cucina che spingono lo chef a tenere conto della stagione, dell’atmosfera, del pubblico, della propria ispirazione ed esperienza del momento. Quindi un libro da usare, da mettere in pratica grazie ai suoi percorsi operativi che hanno importanti riferimenti a zig zag tra Cage, Munari, Delalande, Paynter, Globokar. Immagino una obiezione: ma sarà un libro difficile, occorre essere “insegnanti di musica” per metterlo in pratica. Io dico che è utile essere musicisti, ma non necessario. Forse perché tutti siamo in effetti musicisti ed il libro ci vuole proprio far scoprire il diritto di poter essere musicisti, noi ed i ragazzi con cui lavoriamo. Mi spiego. Il libro è scritto per chi fa musica e gli insegnanti di musica fanno (almeno dovrebbero fare) musica coi ragazzi. Per loro qui c’è davvero una bella “sveglia” operativa per uscire dal torpore di ore inutili spese a intellettualizzare la musica. Ma il libro è scritto (anche perchè è facile da leggere, capire, applicare, malgrado il suo chiaro rigore tecnico) anche per gli altri insegnanti, per quelli che vogliono collegare la musica ad altre esperienze e soprattutto per chi pensa che la scola sia prima di tutto unambiente di formazione globale della persona. Cosa ce gli autori condividono con altri e ci ricordano nella parte finale del libro (cfr. “L’educazionemusicale nella scuola di base”). Un libro di cui abbiamo bisogno per rilanciare la “scuola democratica”, per far capire ai boriosi baroni che la musica è “animazione”, attività vera ed ai supponenti creativi che la musica è rigore, applicazione, studiopersonale e di gruppo.

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